Comunicato stampa della Corte costitizionale, 12 febbraio 2014.

Comunicato UCPI.

La decisione della Corte costituzionale avrà senz’altro un enorme impatto sul ridimensionamento della popolazione carceraria. L’incostituzionalità di alcune norme del d.l. 272/2005 (c.d. decreto Fini-Giovanardi), convertito con legge nel 2006, riporta in vigore la Jervolino-Vassalli del 1990, che prevedeva limiti edittali da 2 a 6 anni per lo spaccio di droghe leggere ed altre attività collegate; la Fini-Giovanardi sanzionava le stesse attività, senza alcuna distinzione tra droghe pesanti e leggere, con pene dai 6 ai 20 anni.

Più precisamente, gli artt. 4-bis e 4-vicies ter del d.l. 272/2005, come convertito dall’art. 1 della l. 49/2006, sono stati dichiarati incostituzionali per violazione dell’art. 77, comma 2, Cost., che regola la procedura di conversione dei decreti legge. In questo modo, vengono rimosse le modifiche apportate dalla Fini-Giovanardi agli artt. 73, 13, 14 del d.P.R. 309/1990 (T.U. in materia di stupefacenti). È quanto emerge dal comunicato stampa della Corte costituzionale.

Per gli effetti che avrà sulla rideterminazione delle pene, nonché sulla durata dei termini prescrizionali, si stima che la decisione della Consulta interesserà circa diecimila persone tra detenuti in attesa di giudizio e condannati in via definitiva.

Durissimo il commento dell’Unione delle Camere penali, che sottolinea l’anomalia di una Corte costituzionale che, ancora una volta, è costretta a colmare le mancanze del Legislatore. Queste le parole della Giunta: « All’epoca l’avevamo detto che era incostituzionale la Fini-Giovanardi, ma essendo noi penalisti solo dei “garantisti” nessuno ci badò. Così come nessuno stette a riflettere sulla medesima conclusione che tirammo quando licenziarono uno dei tanti decreti sicurezza, allora sulla violenza sessuale, che reintroduceva la custodia cautelare obbligatoria. Pure allora dicemmo “è incostituzionale”, e pure in quel caso, qualche anno dopo, la Consulta confermò quella conclusione. Nell’uno e nell’altro caso non ci voleva molto: un po’ di sapere giuridico e appena appena un po’ di indipendenza di pensiero. E siamo sicuri che anche qualche altro attore di quelle vicende, in special modo appartenente alla classe politica, fosse consapevole, solo che preferì abdicare al coraggio ed alla indipendenza che sempre dovrebbe guidare un legislatore, e delegò ad altri, in primo luogo alla Consulta, il lavoro “sporco” ».

E ancora: « Quando si fanno norme consapevolmente incostituzionali perché non si ha il coraggio di scegliere, quando si delega di fatto al giudice delle leggi quello che dovrebbe essere il compito del Parlamento, si capovolge il corso democratico della funzione legislativa. Di questi tempi, in cui si straparla di sovvertimento delle regole del gioco democratico, sarebbe bene trarre dalla esperienza un qualche insegnamento, e tirare fuori fuori un po’ di coraggio ».

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Avv. Salvatore Bottiglieri

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