Cass. pen., sez. I, n. 48862/2018

Le Sezioni Unite (Cass. S.U. 21 giugno 2018, n. 40983) si sono pronunciate sull’applicabilità della continuazione ex art. 81 c.p. ai reati punti con pene diverse nel genere o nella specie.

In particolare, viene chiesto alla Corte:

1) «se sia configurabile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee»;

2) «se, nel caso in cui il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere per esso prevista».

Il Supremo Collegio dà risposta affermativa ad entrambi i quesiti: la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee è ammessa e l’aumento per il reato satellite conserva il genere previsto dalla norma incriminatrice. La soluzione è particolarmente rilevante per la continuazione tra delitti e contravvenzioni: in casi come questi, le pene sono necessariamente diverse nella specie (ergastolo, reclusione, multa per i primi; arresto, ammenda per le seconde) e potrebbero esserlo anche nel genere (pene detentive e pecuniarie).

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Corte Cass., Sez., V, 26606 del giorno 11 giugno 2018

Corte Costituzionale Sentenza _115_2018

Corte-Costituzionale-Sentenza_41_2018

Cass. Penale, Sez. I, 11 gennaio 2017, n. 3820

Non è ammissibile il ricorso per Cassazione, ai sensi dell’art. 591 c.p.p., se la cancelleria del giudice a quo omette di indicare il nome di colui che l’ha presentato. Infatti, come risulta chiaramente dall’art. 582, co. 1, c.p.p., richiamato dalla disposizione relativa ai casi di inammissibilità, «Il pubblico ufficiale addetto vi appone l’indicazione del giorno in cui riceve l’atto e della persona che lo presenta, […]».

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«L’appello – al pari del ricorso per cassazione – è inammissibile per difetto di specificità dei motivi, quando non risultano esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata». Le Sezioni Unite, con la sen. 26 ottobre 2016, n. 8825, hanno sciolto il nodo sull’ammissibilità delle impugnazioni “estrinsecamente prive di specificità”, ridimensionando l’approccio del favor impugnationis. Il 23 febbraio sono state depositate le motivazioni.

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L’istituto della recidiva obbligatoria, previsto per i delitti elencati all’art. 407, comma 2, lett. a c.p.p., ha subìto la censura dal giudice costituzionale (Corte cost., 23 luglio 2015, n. 185) per violazione degli artt. 3 e 27 C. Tale istituto era disciplinato dall’art. 99, comma quinto, c.p., attraverso le parole “è obbligatorio e,”, ora espunte, così che per i delitti sopra richiamati non vale più la presunzione assoluta di pericolosità sociale. In breve, viene generalizzato il meccanismo della recidiva facoltativa e, pertanto, l’accertamento dei requisiti di maggiore colpevolezza e pericolosità sociale verrà svolto caso per caso dal giudice, senza alcun tipo di automatismo.

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L’apertura della terza sezione civile della Corte di cassazione (sentenza n. 2014/1361) al risarcimento del danno non patrimoniale da perdita della vita (detto anche “danno tanatologico”), e alla relativa trasmissibilità iure successionis, non è stata confermata dalle Sezioni Unite. Nella sentenza 22 luglio 2015, n. 15350, viene ripristinato l’orientamento secondo il quale è risarcibile solo il danno da lesione, quale offesa al bene salute, e non anche un’ulteriore e indipendente voce di danno legata alla perdita del bene vita.

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