«L’appello – al pari del ricorso per cassazione – è inammissibile per difetto di specificità dei motivi, quando non risultano esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata». Le Sezioni Unite, con la sen. 26 ottobre 2016, n. 8825, hanno sciolto il nodo sull’ammissibilità delle impugnazioni “estrinsecamente prive di specificità”, ridimensionando l’approccio del favor impugnationis. Il 23 febbraio sono state depositate le motivazioni.

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L’istituto della recidiva obbligatoria, previsto per i delitti elencati all’art. 407, comma 2, lett. a c.p.p., ha subìto la censura dal giudice costituzionale (Corte cost., 23 luglio 2015, n. 185) per violazione degli artt. 3 e 27 C. Tale istituto era disciplinato dall’art. 99, comma quinto, c.p., attraverso le parole “è obbligatorio e,”, ora espunte, così che per i delitti sopra richiamati non vale più la presunzione assoluta di pericolosità sociale. In breve, viene generalizzato il meccanismo della recidiva facoltativa e, pertanto, l’accertamento dei requisiti di maggiore colpevolezza e pericolosità sociale verrà svolto caso per caso dal giudice, senza alcun tipo di automatismo.

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L’apertura della terza sezione civile della Corte di cassazione (sentenza n. 2014/1361) al risarcimento del danno non patrimoniale da perdita della vita (detto anche “danno tanatologico”), e alla relativa trasmissibilità iure successionis, non è stata confermata dalle Sezioni Unite. Nella sentenza 22 luglio 2015, n. 15350, viene ripristinato l’orientamento secondo il quale è risarcibile solo il danno da lesione, quale offesa al bene salute, e non anche un’ulteriore e indipendente voce di danno legata alla perdita del bene vita.

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La Cassazione a Sezioni Unite si è espressa a proposito della tangibilità del giudicato a seguito di declaratoria di incostituzionalità di una norma penale incisiva sul trattamento sanzionatorio. Nella pronuncia in questione, ai giudici di legittimità è stato sottoposto il ricorso della procura di Napoli contro una sentenza del tribunale, che aveva negato la rideterminazione della pena ad un condannato con recidiva per piccolo spaccio.

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Corte-costituzionale-sentenza-106-del-22-aprile-2014

Sen. corte cost. 7-8 aprile 2014, n. 80

Comunicato stampa della Corte costitizionale, 12 febbraio 2014.

Comunicato UCPI.

La decisione della Corte costituzionale avrà senz’altro un enorme impatto sul ridimensionamento della popolazione carceraria. L’incostituzionalità di alcune norme del d.l. 272/2005 (c.d. decreto Fini-Giovanardi), convertito con legge nel 2006, riporta in vigore la Jervolino-Vassalli del 1990, che prevedeva limiti edittali da 2 a 6 anni per lo spaccio di droghe leggere ed altre attività collegate; la Fini-Giovanardi sanzionava le stesse attività, senza alcuna distinzione tra droghe pesanti e leggere, con pene dai 6 ai 20 anni.

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La sesta sezione penale della Corte di cassazione (Cass. pen., Sez. VI, n. 1826 del 2014) ha da poco ribaltato il proprio orientamento a proposito della libertà di astensione del difensore. Annullando una sentenza della Corte d’appello di Bologna del 2008, i giudici di legittimità hanno sostanzialmente ritenuto legittimo il rinvio dell’udienza camerale per astensione del difensore, anche quando la sua partecipazione non sia obbligatoria; in questo modo, viene superato il precedente orientamento che gli stessi giudici bolognesi avevano presentato per giustificare il non accoglimento dell’istanza di rinvio.

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